Storia di Caltabellotta

Caltabellotta una delle più belle cittadine non solo dell’agrigentino ma di tutta la Sicilia, ricca di storia, di fascino, di miti e in una posizione panoramica che le permette di dominare buona parte della Sicilia meridionale. Si può raggiungere da Sciacca, dalla quale dista 18 Km. e che permette di salire fino ai 949 di quota, fino ai picchi rocciosi dove sorge Caltabellotta, una città dalla storia millenaria.Infatti la leggenda vuole che la cittadina fosse la mitica Camico, sede del re sicano Cocalo, ma sembra che invece sia l’antica Triocala, una città che fu distrutta dai Romani. Le tracce più antiche ancora visibili sono delle tombe puniche scavate nella parete rocciosa e la necropoli preistorica nei pressi della chiesetta di Santa Maria della Pietà.

   

   

Necropoli preistoriche

   

Cosi' parla di Guglelmo III :Poiche' il profugo regolo lascio la
Citta' nostra ( Palermo).
Caltabellotta alimenta questa radice di serpente"
Hen profugus nostram dimisit regulus urbem radicem Caltabellottus alit
Erappresenta Sibilla nella solitudine triste della stanza prorompere in lamenti e pregare gli apostoli
Pietro e Paolo , che non l'ascoltano

Miniatura del 1195 (dal Caeme di Pietro Da Eboli ,ed istituto storico Italiano)
I.- Castelli di Sicilia ,il primo dei quali e' Caltabellotta
II.-Enrico VI ricevi i messi di Palermo alla Favara di Caltaellotta. la Regina Sibilla nel Castello di Caltabellotta
III.-Ingresso di enrico VI a Palermo

Il nome attuale deriva dall’arabo Qal’at-al-ballut, che significa rocca delle querce, che in questa zona abbondavano. Cacciati via gli Arabi subentrarono i Normanni, che vi eressero un Castello, dove nel 1302, fra Federico II d’Aragona e Carlo di Valois, vi fu firmato un trattato della pace di Caltabellotta, dopo la guerra dei Vespri e quindi l’isola fu ceduta agli Aragonesi. Successivamente fu possedimento dei Peralta, dei De Luna e poi dei Moncada e quindi degli Alvarez de Toledo.

Nel centro della parte più moderna della cittadina si trova la Piazza Umberto I dove prospettano  il Municipio e la chiesa del Carmine nella quale si trova una statua attribuita ad Antonello Gagini

Quasi sotto la rupe si trova la bella chiesa di sant’Agostino che si presenta con l’impianto trecentesco e di questo periodo conserva il portale laterale. Nell’interno si trova una terracotta dipinta che rappresenta una “Deposizione”, opera dei Ferraro.  La parte più interessante di Caltabellotta è comunque la zona alta e più antica dove sorge la vecchia Chiesa Matrice, sovrastata dal Monte Castello, dove si trovano resti di mura e una torre.

 

Da qui si ammira un panorama immenso su tutta la zona circostante, specie dallo spuntone noto come “pugno di Giove”, o ancora meglio dall’alto della rocca dove si trovano i resti del cosiddetto “Castelvecchio”, al quale si accede attraverso un piccolo passaggio, salendo al Monte Castello si possono ammirare oltre che Caltabellotta e la Frazione di Sant’Anna i paesi di Sciacca, San Carlo, Chiusa Sclafani, Bisaquino, Giuliana, Ribera, Calamonaci, Cianciana,Alessandria Della Rocca,San Biaggio Platani,Prizzi,il Monte Cammarata,Lucca Sicula, Villafranca Sicula e Burgio etc... Prima della verde radura si trova la chiesetta di San salvatore abbellita da un portale ogivale con sculture a zig.zag tipiche dello stile chiaramontano.

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Fra le suggestive rupi calcaree su un lato del “piano della Matrice” si eleva l’antica Chiesa Madre, fatta costruire dal re Ruggero nel XII secolo. La chiesa si presenta con dei rifacimenti dei secoli successivi, con un bel portale ogivale  e nell’interno, a tre navate su archi acuti, che creano nella penombra effetti suggestivi, si possono ammirare, dopo i restauri, belle opere del Gagini: una “Madonna della Catena”, un “San Benedetto” e una “Madonna con Bambino” ed altre opere artistiche. Interessante è la cappella alla sinistra intitolata alla “Madonna della Catena”, ornata di un gran numero di stucchi e affreschi di Antonino Ferraro di Giuliana (1598). Altri lacerti di affreschi si trovano nella chiesa come una “Natività”, nella navata sinistra.

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 Dietro la chiesa si trova il massiccio campanile a pianta quadrata, chiamato dalla gente “Mortorio”. Poco più in alto, fra le guglie rocciose si trova una pietra scolpita a forma di altare con canalette ai lati che la tradizione vuole sia il luogo dove si facevano i sacrifici al dio Kronos.

Retrocedendo presso la chiesetta del Salvatore si stacca una ripida scala che sale al picco del Monte Castello, che attualmente (2002) è in restauro.

Ridiscendendo verso l’abitato, ci si reca verso l’eremo di san Pellegrino, che sorge sull’altura che prese il nome dall’eremita che l’abitò. La chiesetta si presenta con una facciata a capanna e un bel portale scolpito sopra il quale si trova una statua del santo eremita. Poco più in alto si trovano due leoni che delimitano una finestrella ottagonale.

Sotto la chiesa si possono visitare due grotte, dove si dice abbia abitato Pellegrino, Vescovo dell’antica Triocala. Primo vescovo di Sicilia.

 

Diverse sono le feste che si svolgono a Caltabellotta, ma bisogna ricordare soprattutto quella di san Pellegrino che si svolge il 18 agosto assieme ad una Fiera-Mercato. Per Natale la cittadina diventa una “Città Presepe”, sia per la caratteristica forma agglomerata delle case sotto la rocca e sia perché nella zona delle tombe preistoriche vi si svolge un caratteristico “presepe vivente” al quale partecipa tutta la cittadinanza.  

Interessante nella parte alta della cittadina, presso il “Malu pirtusu”, la visita al presepe vivente.

Oltre alla Natività, situata nella chiesa della Pietà, sono ricostruiti alcuni ambienti di lavori contadini, come il fabbro, una casa tipica dove oltre alla al semplice arredo viene preparato e quindi cotto il pane, ma soprattutto nelle caratteristiche vie di Caltabellotta, nota come “Città Presepe”, è possibile gustare diversi prodotti tipici, quindi un vero e proprio itinerario gastronomico. Nelle grotte preistoriche sotto la chiesa è stato ricostruito un tipico ambiente contadino dei secoli passati con carro, attrezzi agricoli, e le poche  e semplici suppellettili di una tipica famiglia del luogo.

Oltre al vino che viene distribuito da alcune comparse a cavallo, in diversi punti si trovavano tavoli per la degustazione: i ceci “caliati”, una purea di fave  (Maccu?), formaggio pecorino fresco, frittelle o “pastelle” con broccoli o cardi, pane caldo con olio e pepe, lumache bollite, pane e salsiccia arrosto, ricotta fresca, il rosolio di vari tipi che una volta veniva offerto nelle feste di fidanzamento, conserve tipiche locali, olio locale

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