Storia di Caltabellotta

Uno dei luoghi più antichi di Sicilia!

 

Non c'è popolo che, occupando la Sicilia, non sia passato dal territorio dell'attuale città di Caltabellotta; è adagiata sulla parte

meridionale del Pizzo Kratas, il lembo occidentale dei Monti Sikani, antichi 'Kratas Mons'; la sua posizione, straordinariamente

fortificata, ha sempre permesso di essere scelta, anche perché domina una visione strategica che va dal Fiume Platani al fiume Belice e

una vista sul mare fino all'isola di Pantelleria. Dall'alto del Pizzo Kratas (949 m. slm), sovrastante il centro urbano, si vedono

direttamente 24 paesi, da Erice (TP) a Prizzi (PA), a Santa Elisabetta (AG), molte vallate delle provincie di Agrigento, Trapani e Palermo,

e nei giorni di chiarore persino il fumo dell'Etna. Le innumerevoli necropoli di ogni epoca che la circondano e 4 Calendari Solari

Astronomici (pietre pirciate), riportano le sue origini all'Età Preistorica del Neolitico, dei Sikani e del Bronzo Antico. Recenti scavi sul

Monte Gulèa, alla periferia ovest del paese, attestano che in età protostorica si formò un insediamento che diede vita alla città di

Inycon, ma intorno al XIII sec. a. C. Dedalo, scappato da Creta e rifugiatosi presso i Sikani, costruisce per il re-pastore Kòkalos la

fortezza di Kàmikos sul pianoro del Monte Gogàla, proprio dove oggi c'è la Cattedrale. Fiorente città sicana, nel VI sec. a. C. i Greci le

cambiarono il nome in Triòkala (gr. Ta Tria Kalà - Tre Cose Belle: Roccaforte Inespugnabile, Abbondanza di Acque, Fertilità del Suolo).

Durante la Seconda Guerra Servile, (104-99 a. C.), gli schiavi di tutta la Sicilia scelsero Triòkala come roccaforte per la rivolta contro il

colonialismo di Roma, scrivendo una delle più sublimi pagine della storia umana. Sconfitti e soggiogati gli schiavi, Triòkala fu devastata

dai Romani e ridotta a città censoria. Intorno al III sec. d. C., divenne con S. Pellegrino una delle prime sedi vescovili della Sicilia, fino

all'arrivo degli Arabi (939 d. C.) che le cambiarono il nome in Qal'at al-Ballūt (Fortezza delle Querce). Nel 1090, sulle rovine dell'antica

fortezza di Kàmikos e degli Arabi, i Normanni edificarono l'attuale cattedrale. In questa roccaforte vi si rifugiarono la Regina Sibilla, le

figlie e il figlioletto Guglielmo III, ultimo re normanno di Sicilia, ma Enrico VI di Svevia, con l'inganno, li catturò e gli usurpò il potere.

Agli Svevi subentrarono i terribili Angioini, ai quali i Siciliani si ribellarono il 31 marzo 1282. Dopo 20 anni dalla scoppio della Guerra del

Vespro, il 24 agosto 1302 Angioini e Aragonesi vi sancirono quella che da tutti i libri di storia viene annoverata come la Pace di

Caltabellotta. Nel 1334 diventò contea (Peralta, Luna, Toledo) e fino al 1492 fu uno dei centri più fiorenti, sviluppati e ricchi degli Ebrei

in Sicilia. In questo periodo vi nacque Samuel Bulfarachio (ebreo converso col nome di Guglielmo Raimondo Moncada e conosciuto dagli

studiosi di tutto il Mondo col nome di Flavio Mitridate), che fu pupillo personale del papa Sisto IV e uno dei più eruditi dell'Umanesimo

Italiano. Il 23 aprile del 1787, passando dalla vallata sottostante durante il suo Viaggio in Italia, il massimo poeta tedesco Goethe

annotava nel suo diario: 'Ma la fantastica posizione di Caltabellotta annidata sulla rocca'. In questo periodo incomincia a svilupparsi la

vicina cittadina di Ribera, fondata da Caltabellottesi al di là del Fiume Caltabellotta -oggi Verdura- e il paese perde centralità pur

restando un centro agricolo-pastorale importante per la coltivazione e la produzione di olio, frumento, orzo, avena, fave, ceci, sulla,

carrube, mandorle, fichi; vi si allevavano pecore, capre, bovini, asini, cavalli e muli. Dopo l'annessione della Sicilia all'Italia,

Caltabellotta diventa sempre più povera e -assieme a tutti i paesi del circondario fino a Palermo- partecipa ai Fasci dei Lavoratori

Siciliani, primo movimento di protesa a carattere socialista del Mondo, represso ironia della sorte da Francesco Crispi, allora Presidente

del Consiglio a Roma, nato nella vicina Ribera da padre di Palazzo Adriano e madre di Caltabellotta. Da questo momento il suo

particolare territorio diventa nascondiglio per briganti che, per fame e rabbia, si ribellano dandosi alla macchia. Si ricordano a tal

proposito le bande di Vincenzo Craparo di Sciacca e Paolo Grisafi, detto Pallu Marcuzzu, di Caltabellotta. Tra la fine del 1800, l'inizio del

1900 e fino a dopo la 1ª Guerra Mondiale, si assiste a un forte movimento migratorio verso il Sud e Nord America. Dal 1920 al 1960

Caltabellotta conosce un notevole sviluppo architettonico. Si costruiscono: la strada che la collega a S. Carlo, dove c'è la ferrovia e la

strada statale verso Palermo; le reti fognaria, idrica ed elettrica; i mastodontici muri di contenimento della Varanna, di Sant'Agostino,

della Jenca e della Pietra; per merito di una eccezionale scuola di intagliatori, muratori e scalpellini, primo fra tutti il valente Raimondo

Lentini, si edificano case e scuole con gusto e arte che rendono Caltabellotta bella anche tra strade, vicoli e cortili. Caltabellotta è

attualmente in importantissimo centro agricolo dove si coltivano più di mezzo milioni di ulivi della 'cultuvar autoctona Buscionetto' che

producono olive della varietà 'Biancolilla' dalla quale di estrae il famosissimo 'Olio Extravergine Biancolilla di Caltabellotta'.

Nel 2016 è stata definita da SkyScanner uno dei 20 paesi più belli d'Italia!

(Vincenzo C. Mulè)

 

 

   

   

Necropoli preistoriche

   

Cosi' parla di Guglelmo III :Poiche' il profugo regolo lascio la
Citta' nostra ( Palermo).
Caltabellotta alimenta questa radice di serpente"
Hen profugus nostram dimisit regulus urbem radicem Caltabellottus alit
Erappresenta Sibilla nella solitudine triste della stanza prorompere in lamenti e pregare gli apostoli
Pietro e Paolo , che non l'ascoltano

Miniatura del 1195 (dal Caeme di Pietro Da Eboli ,ed istituto storico Italiano)
I.- Castelli di Sicilia ,il primo dei quali e' Caltabellotta
II.-Enrico VI ricevi i messi di Palermo alla Favara di Caltaellotta. la Regina Sibilla nel Castello di Caltabellotta
III.-Ingresso di enrico VI a Palermo

 

Da qui si ammira un panorama immenso su tutta la zona circostante, specie dallo spuntone noto come “pugno di Giove”, o ancora meglio dall’alto della rocca dove si trovano i resti del cosiddetto “Castelvecchio”, al quale si accede attraverso un piccolo passaggio, salendo al Monte Castello si possono ammirare oltre che Caltabellotta e la Frazione di Sant’Anna i paesi di Sciacca, San Carlo, Chiusa Sclafani, Bisaquino, Giuliana, Ribera, Calamonaci, Cianciana,Alessandria Della Rocca,San Biaggio Platani,Prizzi,il Monte Cammarata,Lucca Sicula, Villafranca Sicula e Burgio etc... Prima della verde radura si trova la chiesetta di San salvatore abbellita da un portale ogivale con sculture a zig.zag tipiche dello stile chiaramontano.

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Fra le suggestive rupi calcaree su un lato del “piano della Matrice” si eleva l’antica Chiesa Madre, fatta costruire dal re Ruggero nel XII secolo. La chiesa si presenta con dei rifacimenti dei secoli successivi, con un bel portale ogivale  e nell’interno, a tre navate su archi acuti, che creano nella penombra effetti suggestivi, si possono ammirare, dopo i restauri, belle opere del Gagini: una “Madonna della Catena”, un “San Benedetto” e una “Madonna con Bambino” ed altre opere artistiche. Interessante è la cappella alla sinistra intitolata alla “Madonna della Catena”, ornata di un gran numero di stucchi e affreschi di Antonino Ferraro di Giuliana (1598). Altri lacerti di affreschi si trovano nella chiesa come una “Natività”, nella navata sinistra.

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 Dietro la chiesa si trova il massiccio campanile a pianta quadrata, chiamato dalla gente “Mortorio”. Poco più in alto, fra le guglie rocciose si trova una pietra scolpita a forma di altare con canalette ai lati che la tradizione vuole sia il luogo dove si facevano i sacrifici al dio Kronos.

Retrocedendo presso la chiesetta del Salvatore si stacca una ripida scala che sale al picco del Monte Castello, che attualmente (2002) è in restauro.

Ridiscendendo verso l’abitato, ci si reca verso l’eremo di san Pellegrino, che sorge sull’altura che prese il nome dall’eremita che l’abitò. La chiesetta si presenta con una facciata a capanna e un bel portale scolpito sopra il quale si trova una statua del santo eremita. Poco più in alto si trovano due leoni che delimitano una finestrella ottagonale.

Sotto la chiesa si possono visitare due grotte, dove si dice abbia abitato Pellegrino, Vescovo dell’antica Triocala. Primo vescovo di Sicilia.

 

Diverse sono le feste che si svolgono a Caltabellotta, ma bisogna ricordare soprattutto quella di san Pellegrino che si svolge il 18 agosto assieme ad una Fiera-Mercato. Per Natale la cittadina diventa una “Città Presepe”, sia per la caratteristica forma agglomerata delle case sotto la rocca e sia perché nella zona delle tombe preistoriche vi si svolge un caratteristico “presepe vivente” al quale partecipa tutta la cittadinanza.  

Interessante nella parte alta della cittadina, presso il “Malu pirtusu”, la visita al presepe vivente.

Oltre alla Natività, situata nella chiesa della Pietà, sono ricostruiti alcuni ambienti di lavori contadini, come il fabbro, una casa tipica dove oltre alla al semplice arredo viene preparato e quindi cotto il pane, ma soprattutto nelle caratteristiche vie di Caltabellotta, nota come “Città Presepe”, è possibile gustare diversi prodotti tipici, quindi un vero e proprio itinerario gastronomico. Nelle grotte preistoriche sotto la chiesa è stato ricostruito un tipico ambiente contadino dei secoli passati con carro, attrezzi agricoli, e le poche  e semplici suppellettili di una tipica famiglia del luogo.

 

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