La Scuola Elementare “S. Agostino”
Galleria 10 pag.1

di
Giuseppe Rizzuti
Vaghe e incerte sono le notizie storiche sulla fondazione in Caltabellotta del
convento di S. Agostino, facente parte del grande complesso monumentale composto
oggi, oltre che dalla chiesa omonima (1742) e dall’annessa ex chiesa di S.
Lorenzo (XV sec.), dall’attuale Scuola Elementare S. Agostino, edificata agli
inizi dell’era fascista al suo posto.
Da fonti storiche si sa che gli Agostiniani giunsero a Caltabellotta nell’anno
1154 provenienti dal vicino Eremo di Montevergine in S. Anna, luogo in cui
sorgeva la seconda Triocala, e nel quale probabilmente erano giunti in epoca
imprecisata fra il 493 ed il 700 dal nord Africa dove era nato, vissuto e morto
S. Agostino, fondatore del loro ordine religioso, a seguito delle persecuzioni
dei Vandali.
Il Convento di S. Agostino, chiamato anche convento dell’Annunziata fu il
dodicesimo fondato dai padri Agostiniani in Sicilia. Esso si è conservato, nella
sua interezza, fin verso la fine degli anni venti anni del ‘900. All’inizio del
ventennio fascista fu parzialmente demolito per dare luogo alla maestosa
fabbrica attualmente esistente costruita ed utilizzata come Scuola Elementare,
che è la parte di cui ci occuperemo in questa sede.
Rimane dell’antica struttura quattrocentesca una parte inglobata nell’ex Chiesa
di S. Lorenzo e una parte di vestibolo che dava accesso all’antico loggiato ed
alla chiesa retrostante (dell’Annunziata?), di cui esistono solo vestigia,
sicuramente preesistente all’attuale, quasi certamente coeva o precedente
all’antico monastero.

All’inizio dell’era fascista, a
Caltabellotta non esistevano altri locali idonei utilizzabili ad uso scolastico,
tranne quelli del Collegio, e nell’ottica dell’epoca è stata demolita la
struttura quattrocentesca, probabilmente in cattivo stato di conservazione, per
fare posto all’attuale imponente organismo in puro stile “littorio”.
Come per tutti i conventi, gli agostiniani avevano scelto una posizione
dominante sul territorio circostante, e quindi questo complesso architettonico è
favorito da una collocazione panoramica privilegiata, facendo bella mostra di sè
al visitatore che vi arriva da sud o anche da ovest.
Composto anche dalle chiese di S. Lorenzo e di S. Agostino, da cui appunto
prende il nome, è sicuramente una delle strutture più prestigiose della
cittadina montana. Anche se in posizione periferica rispetto al centro urbano è
ben collegata con esso attraverso una delle più importanti arterie viarie
cittadine.
La “Scuola Elementare S. Agostino” si presenta invece con una pianta regolare
distribuita su due elevazioni con scala interna a tre rampe e con un ampio
cortile esterno. E’ racchiusa, ad ovest fra il retro della settecentesca Chiesa
di S. Agostino ed i resti quattrocenteschi dell’antico monastero, a nord-est dal
basamento del muro di contenimento della villa comunale.
Dalla lettura dei prospetti, di gusto eclettico e quasi classicheggiante, si
possono cogliere i principi ispiratori dell’architettura dell’epoca: il singolo
edificio monumentale di tono trionfalistico che il regime richiedeva “facendolo
giganteggiare nella necessaria solitudine”.
Conservatore, come tutte le dittature di ogni tempo, il fascismo, ad opere
innovative che sottintendevano fermenti di libertà, preferiva architetture
tradizionali, soprattutto quelle che si rifacevano genericamente al classicismo,
sia perché questo significava ordine, sia per il richiamo alla Roma dei Cesari,
tanto più sentito ed enfatizzato da un regime che sosteneva di voler ridare
all’Italia un ruolo dominante e riportare l’Urbe al livello imperiale di caput
mundi.
La fabbrica, unica dell’epoca nel suo genere, “giganteggia” infatti sulla
edilizia minore che la circonda e possiede una compatta cortina muraria di
materiale lapideo, OPERA DELLO SCAPELLINO RAIMONDO
LENTINI E DEI SUOI COLLABORATORI un tempo
numerosi a Caltabellotta, essendovi in loco diverse cave di pietra calcarea.
Altorilievo raffigurante lo stemma del comune di Caltabellotta. Si leggono i riferimenti vescovili, legati all’origine cristiana del paese con San Pellegrino primo Vescovo di Triocala, la torre, simbolo della città-fortezza un tempo inespugnabile, e i frutti della terra, dono della fertilità del suolo. Questo emblema fu sostituito intorno agli anni 1936/40 dall’attuale stemma che non rappresenta in pieno le caratteristiche del comune. E’ per questo motivo che il Caltabellottese rivorrebbe in uso il vecchio emblema.
Il prospetto principale è bucato da due ordini di finestre, dodici per piano,
tre per ogni aula e da un portale di ingresso importante, sovrastato da un
balcone in pietra finemente scolpito, al di sotto del quale campeggia l’emblema
comunale intercalato da due “fasci littori”.
Sequenze di alte paraste in pietra bugnata includono gruppi di sei finestre
delimitate al piano terra da piedritti leggermente aggettanti e piattabande a
sesto ribassato con concio di chiave emergente dalla specchiatura.
Tutta l’area basamentale è intervallata da una cornice sempre in pietra che
racchiude spazi rifiniti ad “opus reticularum” e a disegni geometrici sagomati
agli apici di un rettangolo in lieve sporgenza.
Le finestre del 1° ordine sono invece sormontate da una semplice piattabanda in
pietra con gola leggermente aggettante, con due pronunciamenti a “punta di
diamante” nell’area basamentale.
L’edificio raggiunge il massimo della monumentalità, nella mezzeria della
facciata, dove due paraste in aggetto, lavorate a finto bugnato, inglobano il
portone d’ingresso a doppia altezza e il solenne “balcone” portato da due
mensole fortemente stilizzate ai cui lati si inseriscono due volute con contorni
a “greca”, rivisitati secondo gli stilemi e il gusto del tempo.
L’area sommitale è conclusa da un leggero cornicione sagomato, ripartito dalla
lunghe paraste che svettano oltre la linea dell’attico: quella centrale,
incorpora un occhio in pietra a triplo rincasso, sormontato da un concio di
chiave introdotto a forza nella circonferenza lapidea delimitata da due greche
con aggettivazioni classiche.
Alcune manomissioni alla struttura, sia interne che esterne, apportate negli
ultimi anni, come la sostituzione delle vecchie finestre lignee con serrande
plastificate, dell’originario portone principale con un infisso in alluminio
anodizzato, nonché alcuni “rifacimenti” dei retroprospetti hanno suggerito alla
Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento l’apposizione del vincolo diretto
sulla struttura a norma della ex legge 1089/39 (oggi Decreto Legislativo n.
42/2004) onde potere conservare nella sua interezza l’imponente struttura
monumentale, splendido esempio di architettura del Littorio della Sicilia
occidentale.
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